Il pudore di Marco Mancassola

È raro incontrare uno scrittore in grado di non trasformare un’idea in mera sceneggiatura. Marco Marcassola è in grado di far vivere la scrittura al lettore lasciandolo sospeso per 73 pagine in una dimensione onirica ma mai così reale. Marco non sporca le emozioni, non infastidisce la percezione. Non rovina nulla e non esaspera. Lui, lo scrittore, semplicemente presenta una linea di confine che, varcata, porterà un fratello minore a diventare improvvisamente più grande del fratello maggiore; ci imbocca frammenti d’esasperazione lavando via l’oppressione della morte. Per liberarsi dalle lamiere accartocciate dei ricordi. Per togliere le schegge di passato ficcate nella pelle. È la presa di coscienza il soggetto attorno cui ruota la sua parola. Le trame volutamente impoverite rafforzano le immagini, i pensieri dei protagonisti, le emozioni. Il lettore si ritroverà la bocca impastata e bevendo a grosse sorsate questi racconti si salverà: proverà a spingere con forza nell’intimità conservata tra le pagine del libro perché gli sarà impossibile resistere all’invito delle parole; accetterà di correre lo stesso rischio del protagonista del primo racconto nel ricordare spezzoni di vita altrui. Si ritroverà a seguire Hans nella ricerca di quella via che definirà il proprio ruolo all’interno della storia. Il lettore calpesterà prima gli scarti del sogno, poi si sentirà annebbiato da fumi alcolici, scuri. Nel Ventisettesimo anno nulla è semplicemente generazionale: tutto è opportunità. Di capire, di ascoltare, di elaborare. Questa è la forza della narrazione. E Mancassola lo sa. È bravo anche senza colonna sonora, ora non più necessaria. Dobbiamo ignorare il superfluo. Siamo adulti, ci dicono. E gli adulti sanno che le possibilità della vita sono poche e armati di pragmatismo agiscono di conseguenza. Verso la consapevolezza così ben narrata. Attraverso personaggi familiari seppur distorti dal sogno e dalla birra. Nati in un pomeriggio di luce incerta i due racconti attraversano il lettore come uno schiaffo scaraventandolo a terra per svegliarlo. Il pudore di Marco Mancassola renderà la sopravvivenza un’esperienza intima e nostra. E le radiografie di Pierantonio Tanzola porteranno l’aria alle temperature dei luoghi e delle carni raccontate distraendo – solo per un secondo – l’intensa esperienza vissuta dal lettore abbracciato alla carta stampata.

Marco Mancassola
IL VENTISETTESIMO ANNO. DUE RACCONTI SUL SOPRAVVIVERE
Editore: Minimum Fax
Pagine: 73
Prezzo: 8 euro