Oltre le parole… quando il testo sa farsi trovare

E il verso incontra la prosa in un duetto senza confusione, ritmato, pulito, corretto. Ad armi pari, le parole s’intrecciano, si stringono ed emergono dal bianco. Sotto strisciate corvine la poesia saltella tra righe trasparenti, pause da percorrere in fretta, ancor prima di prendere fiato. Tra appartamenti e viaggi, la lingua balbetta e tutto rasenta la follia. Tutto è scuro, marcio e acido come può esserlo un solo pensiero. Giuseppe Signorin ha realizzato una sottile opera d’arte su carta all’interno di stanze strette come il patto che vuole concludere con il lettore: una sfida per vivere la letteratura in un modo nuovo. Giuseppe continua a sperimentare e questa volta fa un passaggio in più: dal video al libro. Assenze e presenze si scambiano il palco in una performance letteraria emozionante. Perché la parola è potente e trascina con sé l’allegoria e la tragedia. Personale, comune. I pensieri, veicolati dai leggeri spostamenti d’aria – stantia, fumosa, umida – degli appartamenti e della città, escono con la semplicità del gesto dai pori della carta; cercano il lettore. Come la poesia, anche questo libricino esige attenzione: di occhio, di dita, di cuore. E onestà. Non si può fingere di capire. Bisogna solamente afferrare ogni singola parola e decontestualizzarla; spostarla leggermente fuori dal testo e avvicinarla al petto. Solo così il lavoro di Giuseppe avrà raggiunto l’obiettivo. Scavalcando il bianco per raggiungere punti digitati lontani dalla parola che non hanno fretta di chiudere il pensiero; scivolando sul rigonfiamento di una parentesi aperta, sola (e mai così completa) si arriverà a toccare il vero testo. La sua ragion d’essere. E le azioni cancellate appena scritte, sotto strisce nere che lasciano libera l’immaginazione, non celeranno la verità della storia raccontata. Giuseppe alimenta il sogno e la bontà di un dialogo che, poetico ed elastico, sa arrivare molto lontano: leggero e pesante, acre e profumato. Un faretto fastidioso, arrogante, è puntato sulle sottrazioni e su quella follia sfilacciata che s’impasta tra inchiostro e carta. Concentrati più sul buio che sulla luce capiremo che la realtà che ferisce, ubriaca, stordisce, può, nonostante tutto, farci ancora sognare. Un libro che disturba, perchè Signorin scava il pavimento dell’ovvio per penetrare là dove ci rifugiamo assieme alle nostre paure; giù, nell’inconfessabile. Spesso ci imponiamo il silenzio, così soffocante. In questo libro ritroviamo il desiderio di rompere quell’autocastrazione. E provare a vivere, diversi, di nuovo.

Giuseppe Signorin
APPARTAMENTI
Editore: Arcipelago
Pagine: 109
Prezzo: 10 euro
 
 

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