Il più dolce delitto

Un libro ossessivo ma assolutamente coinvolgente e costruito con la stessa energia che pompa, nelle vene di Giancarlo Onorato, il sangue del vero artista. Un ritmo serrato che coinvolge la stessa parola e, inevitabilmente, la lettura. In alcuni passaggi il desiderio sarà quello di tornare sui propri passi e di ripercorrere lo stesso sentiero che abbiamo lasciato alle spalle. Si inciamperà spesso nelle radici marce dell’illecito e del vizio, ma ci si rialzerà con il cuore in gola, cercando una donna abile nel trasformare le sue paure in sensualità: lei, che sembrava già oltre ogni cosa.

gianCarlo Onorato 

IL PIU’ DOLCE DELITTO

Editore: Sironi

Pagine: 320

Prezzo:16 euro

Il parco delle meraviglie

Non è facile sentire proprie delle storie lette. Ma quella della Battistella si fa nostra già dalle prime righe. E’ l’apparente disagio del lettore che avvicina al libro. La Battistella è bravissima nelle descrizioni dei luoghi, delle atmosfere e, soprattutto, nella caratterizzazione dei personaggi. Lo studio delle comparse e dei protagonisti della storia è quasi da scrittura teatrale e facilita il lavoro del lettore. Prepara; allena. Sarà per il DNA prelevato da una storia vera, sarà per la maniacale precisione dell’autrice, ma questo romanzo pretende di essere ascoltato.

Francesca Battistella

IL PARCO DELLE MERAVIGLIE

Editore: Statale 11

Pagine:251

Prezzo: 15 euro

Lei, che nelle foto non sorrideva

Identiche, sputate, ci dicevano. A me quel sputate non era mai piaciuto. Questo l’incipit del romanzo della Bomoll. Questo l’inizio del tutto. Della rieducazione, della rinascita di una delle due gemelle. Un romanzo struggente e che osa. Che vuol andare oltre la trama per raggiungere il riverbero della vita. Quel luccichio che accompagna, che ossessiona. In questo intimo e struggente romanzo il tempo scorre veloce tra destino e casualità. Senza scoprire chi realmente soccomberà, quale metà verrà oscurata, chi delle due verrà protetta. Lei, che nelle foto non sorrideva era la sua eredità. E nessuno glielo aveva mai detto.    

Cinzia Bomoll

LEI, CHE NELLE FOTO NON SORRIDEVA

Editore: Fazi

Pagine: 192

Prezzo: 13 euro

Suicidi falliti per motivi ridicoli

Nata da un’idea buttata giù su un tovagliolo, questa geniale raccolta di racconti aumenta la qualità delle antologie italiane. Tutto questo grazie all’intuito dei due giovani curatori – Gianmichele Lisai e Gianluca Morozzi – e alla bravura dei diciannove autori. Suicidi falliti per motivi ridicoli sta diventando un vero e proprio must letterario; dissacrante e provocatorio come l’intenzione di togliersi la vita. Come una corale sfida contro il destino, quest’antologia pretende di essere letta e si aggrappa al lettore strascinandolo nell’intimità e nella teatralità del suicidio.  Finalmente un’antologia diversa, nuova, da conservare. 

Aa. Vv.

SUICIDI FALLITI PER MOTIVI RIDICOLI

A cura di Gianluca Morozzi e Gianmichele Lisai

Editore: Coniglio

Pagine: 210

Prezzo: 13 euro    

Intervista a Flavia Piccinni per www.puralanadivetro.com

Adesso tienimi ha già fatto parlare di sè. Come tutti i romanzi d’esordio, si ritrova oggetto di critiche e di diffidenze, ma a differenza di molti lavori giovanilistici, quello della Piccinni, ha superato l’esame riuscendo a stupire anche i lettori più scettici. Conoscevo Flavia attraverso i suoi racconti (due le antologie in cui è presente: Nulla è per sempre, Giulio Perroni Editore, 2006 e Under 18, Coniglio Editore, 2006) e prendendo in mano il suo primo romanzo ho potuto scoprire una scrittrice giovanissima capace di dimostrare che la scrittura non ha bisogno di mediocrità, banalità ed esagerazioni, ma semplicemente di onestà e forza.

Intervista Milano – Lucca (via mail)

Martina, protagonista del tuo romanzo, accusa il suo uomo di averla lasciata disorientata, quindi, impaurita. Cosa credi che realmente disorienti i giovani?

Credo che, nei giovani come negli adulti, sia la novità a lasciare senza parole, a generare paura e incomprensione. Leggendo la tua domanda mi è venuta in mente l’incipit di Meno di Zero “La gente ha paura di buttarsi“. Ecco, credo che sia anche questo che faccia paura ai giovani, la paura di lasciarsi andare, di rischiare. A Martina però fa paura la realtà, sapere che è stata sfruttata, usata, abbandonata. A lei fa paura quello che le è successo e che non ha ancora voluto realizzare.

L’ossessione dell’incompiuto: spesso accusano le nuove generazioni di non essere in grado di portare a termine dei progetti. Questa loro precarietà, la loro apatia li porta inevitabilmente ad uno stato di angoscia. Credi che le “accuse” rivolte a loro siano vere e fondate?

Non credo che le nuove generazioni siano più inconcludenti di quelle passate. Intorno a me non vedo apatia, ma tanta rabbia per le cose che non cambiano, per la difficoltà a trovare un posto di lavoro, ad emergere, a riuscire a trovare un equilibrio con il mondo lavorativo che permetta di costruirsi una propria vita. In questo senso le accuse sono fondate, è difficile pensare di essere pieni di energie se si sprecano tutte le forze per mantenersi a galla. Per Martina però è diverso, la sua vita le è stata portata via da Vianello, il suo amore. Nel momento stesso in cui lui si è ucciso le sue seppur scarse aspettative si sono spente e la totale abulia, l’incapacità di reagire, si sono impossessate di lei fino a diventare le sue giornate.

Cosa può fare il ricordo? Nel tuo caso ha dato vita a un romanzo stupendo… in Martina invece?

In Martina il ricordo è un tormento fortissimo, un angoscia tremenda che divora le sue giornate e ogni secondo della sua vita. Il ricordo è tutto quello che le resta, tutto quello che ha e quando si renderà conto che non è sufficiente vivere nella memoria, nel passato, solo allora realizzerà quello che realmente ha vissuto, quello di cui è stata vittima.

I genitori per Martina sono “Michele” e “Adriana” proprio “perché li rispetto non solo come genitori, ma anche come persone… ” Partendo da questa riflessione della tua protagonista raccontaci come vedi le nuove generazioni di genitori.

Martina stima i suoi genitori a prescindere. Sono molti i ragazzi i cui genitori, ex sessantottini, hanno cercato di smantellare la famiglia di stampo patriarcale facendo delle gran confusioni. Ho una serie di amici con genitori completamente senza polso, che si piegano al volere dei figli in modo eccessivo e a volte imbarazzante ma che, con la scusa di mettersi al loro piano, rifuggono dalle responsabilità che un padre e una madre dovrebbero avere. Poi, per nuove generazioni di genitori intendo quelle nate a cavallo degli anni settanta e ottanta, che sono quasi miei coetanei e che posso dire, per esperienza diretta, sono splendidi. Disponibili, gentili, con il pugno duro quando la situazione lo richiede. In molti casi hanno vissuto la libertà totale e adesso ai loro figli impongono una dura morbidezza.

A Taranto “le cose sono sempre state così” e manca la voglia di cambiare. Nella rabbia di Martina c’è anche la tua?

Sì, ma credo che la rabbia di Martina sia la stessa di molti tarantini che non vedono le cose cambiare, che vedono le cose – nonostante tutto – restare uguali. Io sono nata e cresciuta a Taranto e, tutte le volte che ci ritorno, la situazione è sempre diversa, e non migliora di certo. Ma la rabbia per le cose che non cambiano, non è solo verso la città, ma anche verso un mondo politico, lavorativo e scolastico che conosce solo l’immobilità.

Cosa potrebbe essere diverso a Taranto?

Potrebbe essere diverso tutto, come in ogni città del mondo. Se mi chiedi cosa secondo me invece dovrebbe essere diverso, il discorso cambia. Taranto, forse in pochi lo sanno, ma è il terzo centro del Mezzogiorno continentale e la sua crisi, che dura da molti anni, è legata non solo all’Ilva e ai problemi a questa strettamente connessi – crisi occupazionale, inquinamento – ma anche alla politica locale, che ha dato degna prova grazie a un crack finanziario di oltre 800 milioni di euro, accumulato dalla giunta di centrodestra capeggiata dal sindaco Rossana Di Bello.

Molti denunciano la mancanza di un sogno collettivo nelle nuove generazioni. Lo pensi anche tu? Se sì… che fine ha fatto? Credi che almeno riescano a coltivare quello individuale?

Non posso parlare per quelli che mi circondano, non sarei in grado di dare un parere oggettivo, tanto meno sincero. È tremendo pensare che non ci siano più ideali – anche se vorrei sapere quali sono questi ideali di cui si fa un gran parlare, la famiglia? la lealtà? l’amicizia? Perché, se sono questi, io credo che siano più vivi che mai – e che la collettività sia stata mangiata all’individualità, dall’egoismo. Sarò una sognatrice, ma non credo che non sia rimasto niente, che il valore “collettività” sia annientato.

Martina si aggrappa a un amore maturo ma mai maturato… Cosa può distrarre i giovani dal loro malessere?

Quando si parla di malessere non credo che si possa pensare che ci siano delle distrazioni possibili, qualcosa che con la bacchetta magica possa risolvere i problemi o anche solo farli dimenticare. Il problema di Martina, che soffre di una grave depressione, non conosce distrazioni e benché gli amici, i genitori, la scuola possano rappresentare dei buoni diversivi, lei non riesce a scrollarselo di dosso per il semplice fatto che non è possibile. Il suo disagio è una malattia e la sua sofferenza dovrebbe essere curata da dottori, non da distrazioni.



Adesso tienimi
Autore: Piccinni Flavia
Prezzo: € 14,00
Pagine: 175
Editore: Fazi (collana Le vele)
(Scritto il 24/09/2007 da Ilaria L. Silvuni)

Questo è il mio sangue

 Bologna la nera. Bologna il teatro perffetto per il noir d’autore. Bortolotti lo sa bene e  riesce a dipingere scenari inediti di questa città. Questo giovane scrittore si rivela essere un abile sceneggiatore di parole, sicuro e fermo nei suoi intenti. Inventarsi un personaggio come l’ex prete Walter Maggiorani anticonvenzionale, violento e pronto a incatenare il lettore non è così semplice. Il lettore si affeziona suibito al “Maggio” e alle dinamiche sottili e perfette che ruotano attorno a lui. La sofferenza si sente in tutti i personaggi, forte come il profumo di Cognac che esce sempre dalla bocca di Walter.  

Matteo Bortolotti

QUESTO É IL MIO SANGUE

Editore: Mondadori

Pagine: 262

Prezzo: 14 euro

Righi da leggere, righe da ascoltare

<< Dunque… Pisolo, Mammolo, Eolo, Cucciolo… Brontolo, […] il capo, come si chiama… Dotto.>> <<Vede? […] sono sei, ne manca uno.>> Si dimentica sempre il nano allegro, quello chiassoso, l’unico che ha un “difetto pregiato”. Notiamo solo le cose che non vanno e – come Brontolo – non accogliamo le occasioni: le incontriamo, le sfioriamo e così, senza neppure un motivo, le facciamo volare via. Un lungo racconto scritto pigiando i tasti di una macchina da scrivere a coda lunga, una di quelle da concerto per pianoforte solo. C’è del jazz tra le pagine del libro. Frasi corte ritmate, parole che ricordano i suoni e suoni che portano con loro le parole. Righi da leggere e righe da ascoltare. Sdraiati su qualcosa di morbido senza immedesimarsi troppo nei cinque personaggi di Bollani. Quattro uomini e una sola Lei – estratto puro di donna – che vivono la loro quotidianità inconsapevolmente, come in un girotondo… e alla fine “tutti giù per terra”… rimangono solo le loro piccole storie intrecciate con maestria dalle dita sottili e veloci del compositore di parole. Mani esperte da burattinaio che muovono i fili del destino dei suoi personaggi all’interno di uno schema narrativo predefinito. Una scenografia moderna che si sviluppa come un groviglio di sentieri all’interno di una foresta quasi fatata. Tante pause che prendono l’anima di brevi racconti che ricordano quelli ascoltati da bambini. Per comprendere e per imboccare il giusto sentiero. Pause fatte di rime e filastrocche. Bocconi di storie intrise di verità, strato dopo strato. Grazie a Stefano Bollani impareremo a conoscere il potere della punteggiatura del silenzio, strumento indispensabile per comprendere quello che il dialogo o il semplice ascolto non riescono a raccontarci. E afferrando uno dei palloncini venduti dal signor Sbatocci – sotto un timido cielo grigio di città – diremo “mi viene in mente sono Gongolo… gli altri sei nani non li ricordo” e vedremo questa bella storia che forma un cerchio, poi un otto, poi una spirale. Perché la bravura di Bollani sta nell’aver creato una storia senza fine, dinamica e malleabile. Dove finisce il lavoro dello scrittore inizia quello del lettore, la sua personale ricerca della risposta. Alla fine dei conti, è sbocciata una mattinata piuttosto grigia sotto un cielo movimentato costellato dalle orme dei cinque personaggi e un mazzo di palloncini colorati è rimasto sospeso tra un polso e l’asfalto. Chiuderemo il libro e ci renderemo conto di aver appena finito di leggere una nota a latere della storia dell’uomo, della nostra piccola storia.

Stefano Bollani

LA SINDROME DI BRONTOLO

Editore: Baldini Castoldi Dalai

Pagine: 88

Prezzo: 12 euro