Righi da leggere, righe da ascoltare

<< Dunque… Pisolo, Mammolo, Eolo, Cucciolo… Brontolo, […] il capo, come si chiama… Dotto.>> <<Vede? […] sono sei, ne manca uno.>> Si dimentica sempre il nano allegro, quello chiassoso, l’unico che ha un “difetto pregiato”. Notiamo solo le cose che non vanno e – come Brontolo – non accogliamo le occasioni: le incontriamo, le sfioriamo e così, senza neppure un motivo, le facciamo volare via. Un lungo racconto scritto pigiando i tasti di una macchina da scrivere a coda lunga, una di quelle da concerto per pianoforte solo. C’è del jazz tra le pagine del libro. Frasi corte ritmate, parole che ricordano i suoni e suoni che portano con loro le parole. Righi da leggere e righe da ascoltare. Sdraiati su qualcosa di morbido senza immedesimarsi troppo nei cinque personaggi di Bollani. Quattro uomini e una sola Lei – estratto puro di donna – che vivono la loro quotidianità inconsapevolmente, come in un girotondo… e alla fine “tutti giù per terra”… rimangono solo le loro piccole storie intrecciate con maestria dalle dita sottili e veloci del compositore di parole. Mani esperte da burattinaio che muovono i fili del destino dei suoi personaggi all’interno di uno schema narrativo predefinito. Una scenografia moderna che si sviluppa come un groviglio di sentieri all’interno di una foresta quasi fatata. Tante pause che prendono l’anima di brevi racconti che ricordano quelli ascoltati da bambini. Per comprendere e per imboccare il giusto sentiero. Pause fatte di rime e filastrocche. Bocconi di storie intrise di verità, strato dopo strato. Grazie a Stefano Bollani impareremo a conoscere il potere della punteggiatura del silenzio, strumento indispensabile per comprendere quello che il dialogo o il semplice ascolto non riescono a raccontarci. E afferrando uno dei palloncini venduti dal signor Sbatocci – sotto un timido cielo grigio di città – diremo “mi viene in mente sono Gongolo… gli altri sei nani non li ricordo” e vedremo questa bella storia che forma un cerchio, poi un otto, poi una spirale. Perché la bravura di Bollani sta nell’aver creato una storia senza fine, dinamica e malleabile. Dove finisce il lavoro dello scrittore inizia quello del lettore, la sua personale ricerca della risposta. Alla fine dei conti, è sbocciata una mattinata piuttosto grigia sotto un cielo movimentato costellato dalle orme dei cinque personaggi e un mazzo di palloncini colorati è rimasto sospeso tra un polso e l’asfalto. Chiuderemo il libro e ci renderemo conto di aver appena finito di leggere una nota a latere della storia dell’uomo, della nostra piccola storia.

Stefano Bollani

LA SINDROME DI BRONTOLO

Editore: Baldini Castoldi Dalai

Pagine: 88

Prezzo: 12 euro

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