Singapore

Venti storie di giovani scrittori per raccontare la vita a Singapore (e dintorni), il luogo capace di riunire l’eccitazione e il pericolo con lo sguardo perennemente rivolto verso l’Occidente: frame che incalzano il ritmo frenetico della società. Percorrendo i sentieri di Singapore la sensazione sarà quelle di vivere nel futuro e di intuire quali potrebbero essere le dinamiche collettive affamate di tempo. Tutto corre e pretende di essere inseguito. L’Oriente continua a stupire per la sua perfetta immaginazione, quasi inquietante, del domani. Un’antologia da leggere, assolutamente, con attenzione e senza avvicinare troppo gli occhi alle pagine per vedere meglio noi stessi.

Aa. Vv.

SINGAPORE

Editore: Isbn

Pagine: 172

Prezzo: 12 euro

Perseguitati dal quotidiano sacrificio

Spinti dal desiderio e dalla (naturale) rivalità


Questa è una storia raccontata collettivamente. Una storia di desideri e di rivalità che accoglie il lettore per portarlo in una dimensione inquieta e contrapposta a quella poesia lenitiva in cui, inevitabilmente, si rifugia. Una scrittura corale e intensa offerta da diciannove (due sono gli stessi curatori) tra i migliori narratori italiani, alcuni ai siamo già affezionati altri esordienti che sorpassano decisamente le nostre aspettative: Raimo, Biondillo, Bregola, Masini, Evangelisti, Forlani, D’Amicis, Casa, Janeczek, Kauspenhaar, Carozzi, De Simone, Montenz, Cerchierini, Longo, Vasta e Ottonieri. Un esercizio di lettura e partecipazione che ci allena a sfuggire dai persecutori, al lato malvagio della nostra stessa esistenza. Un ritorno in grande stile, quello scelto dalla storica Transeuropa, per cambiare l’intensità dei faretti puntati sullo stato dell’arte letterario italiano e dimostrare, ancora una volta, di essere in grado di individuare ottimi autori. Un’antologia, questa, che utilizza la quotidianità stessa per provare a riemergere attraverso il confronto diretto con il male. Un invito ad una lettura impegnativa e, perchè per affrontare i persecutori bisogna rimanere lucidi e prestare molta attenzione. Ed è proprio il ritmo imposto da Giulio Milani e da Marco Rovelli che permette di far arrivare a chi legge le dure teorie di un Girard che ha plasmato una lettura del mondo in cui il legame sociale è fondato sul sacrificio di una vittima. Tutto si basa sul desiderio di ciò che l’altro desidera. Tutto imita tutto e prima poi qualcuno troverà il suo capro espiatorio. Nel girone creato da Milani & Rovelli, come in un teatro all’aperto, si alternano, sicuri, racconti stranianti ma coinvolgenti che attraversano il campo di battaglia alla ricerca di vittime su cui riversare le proprie ansie per superare il terrore dell’eterno conflitto. Si deve passare dal dolore e dalla morte, dal sacrificio dell’Altro per ritrovare un po’ di respiro? Le voci, diverse ma ferme dei diversi narratori di casa Transeuropa, senza forzature, ci rispondono e ci tranquillizzano respirando con noi, in un abbraccio (ricordate la dolcezza della stretta di vostra madre dopo l’angoscia che provavate nel pianto?). Questo lavoro ricorda il tessuto umano, un insieme di carne striata da fasci di nervi e in grado di diventare duro come roccia e in un attimo morbido e caldo. Il lavoro del lettore è quello di prenderlo tra le mani e sciogliere quei grumi che rischiano soltanto di incapsulare ciò che conserviamo da sempre: il desiderio e la rivalità.
L’antologia “I persecutori” ha anche uno scopo benefico: le royalities, infatti, saranno devolute all’associazione volontaria di assistenza socio-sanitaria e per i diritti di stranieri e nomadi NAGA (via Zamenhof, 7 Milano) per favorire le attività del Centro per Richiedenti Asilo Rifugiati e Vittime della Tortura. 
Aa.Vv.I Persecutori Racconti (di desideri e rivalità)
A cura di Giulio Milani e Marco Rovelli

Editore: Transeuropa Pagine: 280Prezzo: 12,90 euro

La processione di un’adolescente

di Ilaria L. Silvuni  

Flavia Piccinni ci tiene per mano in un percorso sterrato nel buio dei vicoli tarantini, verso il porto. Ad ogni passo alziamo un polverone acre che ci penetra nei polmoni. E ci lacrimano gli occhi perchè ci ritroviamo storditi dalla forza di Flavia, della sua scrittura senza filtro, senza troppe autocensure. Bruciano gli occhi, le narici per la diossina che regala colori stupefacenti al cielo. A volte inciampiamo sui cadaveri dei ricordi di Martina, su quello del suo amore maturo ma mai maturato e su quelli di questa generazione che, alla fine dei conti, non è poi così massificata (la voce della Piccinni racconta una generazione diversa da quella dei lucchetti di Ponte Milvio). Inciampiamo e ci rialziamo, sporchi di vomito e con la fronte che pare scoppiare. Tutto pulsa e tutto vorrebbe un po’ di pace. Ma quel colpo di pistola confuso tra i tanti raggiunge il cuore di Martina e, inevitabilmente, il nostro. Uno sparo che riesce ad ammazzare due persone: una muore all’istante, l’altra agonizza, osserva il sangue che le scorre dai polsi aspettando di essere abbracciata. Un dolore a cui Martina ha deciso di strappare le corde vocali, molto diverso da quello spettacolarizzato nelle processioni della settimana Santa. Nessuno osserva incredulo i suoi piedi nudi, mentre corre veloce sull’asfalto per dimenticare. Nessuno piange con lei; nessuno la sente. Un’ossessione e una convulsione nelle quali la Piccinni intinge il suo primo romanzo dimostrando di essere in grado di utilizzare elementi noti senza abusarne. Con equilibrio e sicurezza, Flavia affida a Martina il compito di dimostrare che la scrittura giovanilistica sa raccontare una storia rispettando le giovani generazioni senza sottovalutarle, senza caricature. Così com’è. Taranto serve per dar forza al ricordo e per amplificare quella rabbia che nasce da una consapevolezza: non si sta facendo nulla per prendersi cura delle cose preziose, tra cui la vita. Flavia è assolutamente in grado di parlare di territorio e territori, di città e di sentimenti. Quell’equilibrio che Martina non è riuscita ad abbracciare lo ha raggiunto Flavia dimostrando che la scrittura non ha bisogno di mediocrità, banalità ed esagerazioni ma semplicemente di onestà e di forza. 

Flavia Piccinni – Adesso Tienimi

Editore: Fazi

Pagine: 192

Prezzo: 14 euro

L’abisso di Morozzi

Quasi l’alba, adesso, e inizia a venir fuori la verità. Quella costruita per non deludere le aspettative e mettere l’ultima pennellata sul quadro che mamma Gelida vorrebbe appendere in ingresso; ripugnante per un figlio. Gabriele – ex bambino prodigio – si consola con una nenia: dormire, vorrei dormire qualche minuto. Per ragionare, usciere da questa situazione che uscite, in apparenza, non ne ha. Per non affrontare la realtà e nascondersi nella legnaia. E’ nel doppio finale che Morozzi si scopre mostrando la sua bravura, il suo stile agrodolce e quel tocco d’eccentricità che trasforma ogni suo testo in qualcosa da conservare. 

Gianluca Morozzi

L’abisso

Editore: Fernandel

Pagine: 192

Prezzo: 13 euro

Un altra volta Mancassola

SIAMO TUTTI PRIGIONIERI DI QUALCOSA

E invochiamo la paurosa alba

Tra mille sospiri e specchi di sangue su cui leggere lettere e volti cresce la preghiera di questa moderna favola nera. Pagine descritte da parole e immagini che obbligano a soffermarsi; pause necessarie che che sotto le dita diventano grani di un rosario: dieci piccoli segni che s’infilano con discrezione per cantare i misteri dolorosi dell’uomo con un filo di voce, rinchiusi in un anfratto lurido ricoperti dalla nostra stessa sporcizia. Un canto che esce da una bocca impastata di paura; una preghiera sussurrata proprio perché recitata e rivolta a un Dio che cambia volto, sesso e profumo. Per ottenere un compromesso salvifico. Con l’eleganza e la raffinatezza tipiche di Marco Mancassola, l’ideatore del progetto Kids & Revolution. Gloria al talento che ci può portare alla via d’uscita lavando via le macchie dei nostri errori. In un percorso cartaceo e visivo che, con le parole appoggiate alle note, ci svela nella penombra il profilo della contemporaneità: da servi a carcerieri, da carnefici a vittime. Un lavoro complesso ma semplice da maneggiare. Un’esperienza da vivere sdraiati sul letto, non sotto. Concentrati. Perchè la fiaba non può perdere in questa società che fa fatica a leggere ciò che è scritto da sempre. Il team in cui Mancassola s’è ritrovato – per necessità e per volontà – fiata zucchero e veleno. Louis Böde non si vuole fermare: continuerà a cantare parole e a dipingere storie. Per parlare alla nostalgia, al coraggio, alla volontà e al desiderio; per togliere forza al puerile edonismo e ritrovare il lato favoloso della vita, anche nel buio. In attesa del bianco (chissà se quando apriamo gli occhi per la prima volta vediamo il bianco o il nero?). É la storia di Sheherazade e di Tulse Luper, di un uomo vivo al costo di una storia a notte e vittima della narrazione stessa: siamo tutti prigionieri di qualcosa. Ecco l’universalità della condizione di quel mostro aracnoide che alternava tortura e carezze, ogni sera portando la sua vittima al limite dell’abisso. Ma ogni volta che ci avvicineremo a Kids & Revolution ritroveremo sempre la strada per uscire da sotto il letto, seguendo il testo che ha un corpo da prendere in braccio. A volte lo si posa su un materasso, altre volte lo si lava come fosse un bambino, altre ancora lo si tortura. Marco dirige la sua band creativa e ci invita all’ascolto, chiusi in un abbraccio. Non è mai stato così semplice scavalcare i confini di un libro come adesso, e finire in un grembo candido, caldo.  

Louis BödeKids & Revolution

Editore: Hacca, Halley Editrice

Pagine:. 192

Prezzo: 14 euro 

Louis Böde è una “band creativa” formata da:

– Sergio Bertin e Giacomo Garavelloni, musiche

– Marco Mancassola, testi

– Marco Rufo Perroni, disegni

– Nicola Villa, animazione 

Oltre le parole… quando il testo sa farsi trovare

E il verso incontra la prosa in un duetto senza confusione, ritmato, pulito, corretto. Ad armi pari, le parole s’intrecciano, si stringono ed emergono dal bianco. Sotto strisciate corvine la poesia saltella tra righe trasparenti, pause da percorrere in fretta, ancor prima di prendere fiato. Tra appartamenti e viaggi, la lingua balbetta e tutto rasenta la follia. Tutto è scuro, marcio e acido come può esserlo un solo pensiero. Giuseppe Signorin ha realizzato una sottile opera d’arte su carta all’interno di stanze strette come il patto che vuole concludere con il lettore: una sfida per vivere la letteratura in un modo nuovo. Giuseppe continua a sperimentare e questa volta fa un passaggio in più: dal video al libro. Assenze e presenze si scambiano il palco in una performance letteraria emozionante. Perché la parola è potente e trascina con sé l’allegoria e la tragedia. Personale, comune. I pensieri, veicolati dai leggeri spostamenti d’aria – stantia, fumosa, umida – degli appartamenti e della città, escono con la semplicità del gesto dai pori della carta; cercano il lettore. Come la poesia, anche questo libricino esige attenzione: di occhio, di dita, di cuore. E onestà. Non si può fingere di capire. Bisogna solamente afferrare ogni singola parola e decontestualizzarla; spostarla leggermente fuori dal testo e avvicinarla al petto. Solo così il lavoro di Giuseppe avrà raggiunto l’obiettivo. Scavalcando il bianco per raggiungere punti digitati lontani dalla parola che non hanno fretta di chiudere il pensiero; scivolando sul rigonfiamento di una parentesi aperta, sola (e mai così completa) si arriverà a toccare il vero testo. La sua ragion d’essere. E le azioni cancellate appena scritte, sotto strisce nere che lasciano libera l’immaginazione, non celeranno la verità della storia raccontata. Giuseppe alimenta il sogno e la bontà di un dialogo che, poetico ed elastico, sa arrivare molto lontano: leggero e pesante, acre e profumato. Un faretto fastidioso, arrogante, è puntato sulle sottrazioni e su quella follia sfilacciata che s’impasta tra inchiostro e carta. Concentrati più sul buio che sulla luce capiremo che la realtà che ferisce, ubriaca, stordisce, può, nonostante tutto, farci ancora sognare. Un libro che disturba, perchè Signorin scava il pavimento dell’ovvio per penetrare là dove ci rifugiamo assieme alle nostre paure; giù, nell’inconfessabile. Spesso ci imponiamo il silenzio, così soffocante. In questo libro ritroviamo il desiderio di rompere quell’autocastrazione. E provare a vivere, diversi, di nuovo.

Giuseppe Signorin
APPARTAMENTI
Editore: Arcipelago
Pagine: 109
Prezzo: 10 euro
 
 

Il pudore di Marco Mancassola

È raro incontrare uno scrittore in grado di non trasformare un’idea in mera sceneggiatura. Marco Marcassola è in grado di far vivere la scrittura al lettore lasciandolo sospeso per 73 pagine in una dimensione onirica ma mai così reale. Marco non sporca le emozioni, non infastidisce la percezione. Non rovina nulla e non esaspera. Lui, lo scrittore, semplicemente presenta una linea di confine che, varcata, porterà un fratello minore a diventare improvvisamente più grande del fratello maggiore; ci imbocca frammenti d’esasperazione lavando via l’oppressione della morte. Per liberarsi dalle lamiere accartocciate dei ricordi. Per togliere le schegge di passato ficcate nella pelle. È la presa di coscienza il soggetto attorno cui ruota la sua parola. Le trame volutamente impoverite rafforzano le immagini, i pensieri dei protagonisti, le emozioni. Il lettore si ritroverà la bocca impastata e bevendo a grosse sorsate questi racconti si salverà: proverà a spingere con forza nell’intimità conservata tra le pagine del libro perché gli sarà impossibile resistere all’invito delle parole; accetterà di correre lo stesso rischio del protagonista del primo racconto nel ricordare spezzoni di vita altrui. Si ritroverà a seguire Hans nella ricerca di quella via che definirà il proprio ruolo all’interno della storia. Il lettore calpesterà prima gli scarti del sogno, poi si sentirà annebbiato da fumi alcolici, scuri. Nel Ventisettesimo anno nulla è semplicemente generazionale: tutto è opportunità. Di capire, di ascoltare, di elaborare. Questa è la forza della narrazione. E Mancassola lo sa. È bravo anche senza colonna sonora, ora non più necessaria. Dobbiamo ignorare il superfluo. Siamo adulti, ci dicono. E gli adulti sanno che le possibilità della vita sono poche e armati di pragmatismo agiscono di conseguenza. Verso la consapevolezza così ben narrata. Attraverso personaggi familiari seppur distorti dal sogno e dalla birra. Nati in un pomeriggio di luce incerta i due racconti attraversano il lettore come uno schiaffo scaraventandolo a terra per svegliarlo. Il pudore di Marco Mancassola renderà la sopravvivenza un’esperienza intima e nostra. E le radiografie di Pierantonio Tanzola porteranno l’aria alle temperature dei luoghi e delle carni raccontate distraendo – solo per un secondo – l’intensa esperienza vissuta dal lettore abbracciato alla carta stampata.

Marco Mancassola
IL VENTISETTESIMO ANNO. DUE RACCONTI SUL SOPRAVVIVERE
Editore: Minimum Fax
Pagine: 73
Prezzo: 8 euro